1 Agosto 2016

L’architettura dell’Internet of Things

Device, oggetti, cose interconnesse tra loro, questo è l’Internet of Things, se ne parla con una certa frequenza e ci si immagina un insieme di oggetti eterogenei che interagiscono tra loro, con gli utenti e con l’ambiente.

L’avvento di svariate tecnologie, una su tutte l’RFID, ha permesso una simile diffusione del modello. Tale frequenza di adozione ha fatto si che oggi vengano utilizzate svariate modalità per abilitare la comunicazione tra dispositivi eterogenei. Molto spesso però alcune modalità si presentano molto verticali e non supportano l’interoperabilità fra modelli e device. Questa frammentazione degli sforzi nello sperimentare set comunicativi certamente non giova allo sviluppo di una soluzione globale valida, anzi ne favorisce un rallentamento. Accade che molte soluzioni esistenti non soddisfino i requisiti di scalabilità adatti allo sviluppo futuribile dell’Internet delle cose, si palesano in fase di progettazione modelli di governance inadeguati, con scarsa tutela della privacy e lacune in termini di sicurezza dei dati sensibili. In questo ambito esiste però un progetto pilota riconosciuto di estrema avanguardia a livello europeo che per tre anni ha affrontato il tema critico dell’architettura dell’Internet delle cose, ed ha sviluppato un modello strutturale di riferimento tracciando e definendo una prima serie di elementi fondamentali per favorire l’interoperabilità. L’insieme di studiosi e ricercatori che ha costituito il team del progetto ha collaborato alla creazione di basi solide per lo sviluppo e il progresso dei modelli futuri dell’IoT.

La ricerca ha utilizzato un paradigma sperimentale, denominato IoT-A, che combinando un ragionamento top-down sui principi architetturali con delle linee guida di progettazione costituite da simulazione e prototipazione, ha consentito di esplorare concretamente le conseguenze tecniche delle varie soluzioni di progettazione architettonica selezionate.

I risultati sono stati ottimi, il progetto IoT-A ha portato:

  • un modello di riferimento architetturale per l’interoperabilità dei sistemi IoT, che delinea i principi e le linee guida per la progettazione tecnica su protocolli, interfacce e algoritmi;
  • un meccanismo corrispondente per l’integrazione efficace nei servizi Internet del futuro;
  • nuove infrastrutture risolutive, permettendo un approccio scalabile e la scoperta di nuove risorse per l’internet delle cose, entità del mondo reale e loro associazioni;
  • nuovi componenti di piattaforma;

attuazione di casi d’uso reali a dimostrazione dei vantaggi dell’architettura sviluppata.

Ora se ci domandassimo come l’IoT potrà andare a vantaggio del nostro esistere e della società in futuro e su quale sia l’apporto conferito dal progetto IoT-A nello sviluppo dell’Internet delle cose, ci viene in aiuto un video consegnatoci dallo stesso team di progetto, il motto è “we make things talk”. Il video ci fornisce più di uno sguardo sul concetto a cui sta lavorando il team di IoT-A  da diversi anni, vale a dire il modello Reference Architecture, ARM, un dizionario per l’IoT, una cassetta degli attrezzi per gli sviluppatori, una bella svolta ulteriore per l’Internet of (Every)Things che verrà.